Il saggio di Forster Wallace sulle crociere di lusso

Marketing turistico e scrittori: D.F. Wallace VS crociere di lusso, recensioni VS reputation

Molti operatori turistici di mia conoscenza si lagnano dei danni d’immagine subiti per recensioni malevole, alcune volte di provenienza dubbia, pubblicate su piattaforme molto seguite come Tripadvisor. Le stroncature online oltre a essere un “genere letterario” assai diffuso, sono in effetti l’incubo ricorrente di chi oggi si occupa di marketing turistico e di brand reputation.

Non voglio immaginare quindi cosa abbia pensato l’armatore della crociera caraibica extralusso 7NC (7 notti ai Caraibi) della Celebrity Crociere, che anni fa imbarcò quel portento di David Foster Wallace, inviato in incognito dalla patinata rivista Harper’s per un reportage di viaggio.

L’eco della sua super-recensione (questa volta su canali off line) fu notevole e alla fine ne nacque il libercolo comico e spietato che ho appena finito di leggere e che sicuramente consiglio.

“UNA COSA DIVERTENTE CHE NON FARÒ MAI PIÙ” è già di per sé un titolo piuttosto irriverente, che non sembra predisporre esattamente il lettore a questo tipo di esperienze di viaggio e lo introduce a una serie d’eventi variamente desolanti.

La tristezza abissale di coccole & divertimento a tutti i costi

Uno dei grandi compiti del direttore di crociera e del suo staff è quello di rassicurare sempre tutti che si stanno divertendo, con una fusione particolare di servilismo e condiscendenza che viene propagandata in tutte le brochure della compagnia con il verbo “to pamper”: con quel “viziare” il cliente “fino allo stato intrauterino di nullafacenza”.

L’effetto è quello di un qualcosa di insopportabilmente triste e la stessa sensazione di disperazione si impadronisce di Forster Wallace durante tutto il viaggio, quando il silenzio della notte stoppa i rumori allegri delle serate organizzate.

“Mi sono sentito depresso come non mi sentivo dalla pubertà e ho riempito tre taccuini per capire se era un problema mio o loro”

ci racconta. Del resto l’autore è il solo che all’imbarco trovi agghiacciante quell’incaricata che agli ospiti urla nel megafono di non preoccuparsi delle valigie che “li raggiungeranno più tardi”, cogliendo l’involontario riferimento alla partenza per Auschwitz di Schindler’s List.

Le cose non sembrano andare molto meglio quando il nostro mette piede nella costosa cabina, le cui dimensioni tra il “molto molto intimo e il francamente angusto” vengono misurate con metodi empirici ma efficaci: “lunga 13 Adidas per 12”.

Se l’ambiente è terrificante, l’utente medio non lo è da meno

“Ho visto cinquecento americani benestanti muoversi a scatti ballando l’Electric Slide, chiedere all’ufficio relazioni con gli ospiti se per fare snorkeling occorre bagnarsi, se l’equipaggio dorme a bordo e a che ora è il buffet di mezzanotte”.

Lo scrittore non è meno feroce con i sui compagni di crociera, dipinti tutti come bambinoni ottusi che “attraverso attività ininterrotte, anfetaminiche e l’iperstimolazione delegano il proprio divertimento a mani esperte”. Wallace dipinge corpi a “diversi gradi di decomposizione” assorbiti in svariate fantasie di trionfo sulla morte e sulla decadenza, che affidano se stessi a un equipaggio costretto a lavorare a ritmi dickensiani nel terrore di sbagliare, con sorrisi stampati in faccia all’insegna della Perenne Cordialità.

Non conosco l’effettivo danno d’immagine nel lungo periodo sull’attività turistica della Celebrity Crociere causato all’epoca da questo famoso libercolo satirico e abbastanza distruttivo.

Credo però che se fosse successo oggi, il lavoro di consulenti della comunicazione, esperti di marketing turistico e social media manager per recuperare l’appeal e la credibilità delle crociere di lusso dopo recensioni di questo genere, sarebbe stato sicuramente lungo e complicato.

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